Avete presente il vecchietto ossessivo, quello che sta rintanato nell’ultimo banco del bar, sull’angolo nascosto dal bancone? E appena tu entri, e sei là che sorbi il caffè, ed è chiaro che non ti puoi muovere, perché non puoi fuggire sbrolodandoti tutto, ti acchiappa con una mano sulla spalla, brinca con una forza che manco l’artiglio di un rapace, e lì, come ti ha in suo potere, comincia a raccontarti per la millesima volta la storia infinita dei dispetti che, a suo dire, gli fa il suo vicino di casa, un essere orribile ed insensibile, che pretende, per esempio, di rientrare nella sua villetta quando vuole e non trovare l’accesso al garage ingombrato dalla unica e scassata bicicletta del vecchietto, che il vecchietto invece parcheggia là da tempo immemorabile, tanto che considera quel posto suo per diritto divino, perché gli pare poco una banale usucapione? E che insiste raccontandoti, poi, che lui al vicino ha fatto causa, ma quello è ammanicatissimo con tutti, gli avvocati in primis, e poi anche i giudici, perché quelli sono il peggio del peggio, i giudici, e ce l’hanno con tutti i vecchietti, godono a dargli torto, perché sono amici solo dei vicini giovani ed insolenti, e gli anziani in bici, uh mamma mia, anche se han ragione da vendere, li condannano e via?
Ecco, quello lì. Solo che stavolta il poveretto che stava prendendo il caffè era Obama.







